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Napoli – mare di confine

“Napoli – mare di confine”

di Michele Del Vecchio.

Fotografie di Paolo Liggeri

Paolo Liggeri con Michele Del Vecchio

– “Paolo, mi fai compagnia per la seconda “promenade napolitaine”?

Io scrivo e tu fotografi. Non puoi dirmi di no. Ok?”

- “Presidente, sarà un onore e piacere per me”

- “Decidi tu dove portarmi”

- “Ok! Andremo sul mare, ma dimenticati Mergellina e Posillipo…”

Paolo è Paolo Liggeri, amico sincero e sensibile fotografo. Lo passo a prendere e, inaspettatamente, mi porta a Bagnoli. Parcheggiamo accanto all’Arenile.
E’ una giornata incredibile qui a Coroglio, di quelle in cui solo Napoli riesce a farti dimenticare che siamo ad inizio febbraio e puoi stare anche in maglietta.

Camminiamo per duecento metri, scaltri scavalchiamo un muretto ed entriamo in una landa desolata.

E’ una brughiera di erbe incolte e zolle assassine, il tempo è sospeso, l’aria rarefatta e qualcuno ha spento i rumori della città. E’ tutto ovattato, e noi siam piccole miniature in una palla di vetro, insolito souvenir senza neve e senza tempo.

foto di Paolo Liggeri

Intravedo la meta, un lontano pontile, vecchio e malconcio: lui è il fratello povero del “Pontile Nord”, restaurato, disteso  e bello, proteso tronfio nel mare turchese. Il nostro, invece,  non splende di luce propria e non accompagna ragazzi in tenere passeggiate: porta con se tutti i segni del tempo, del degrado e di una storia scomoda, che nessuno ha voglia di raccontare ma che –ineluttabilmente- ci appartiene.

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Il mare -a Napoli-è sempre presente, spesso negato, a volte ingombrante. E’ un effimero limite all’infinita violenza dell’uomo alla sua terra, un confine blu tra il bene e il male: camminandoci in bilico ogni istante, crediamo di tuffarci dentro, ed invece cadiamo a terra. Ogni giorno. Tutti giù per terra.

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In che luogo siamo? La risposta la trovo nel bianco e nero delle fotografie di Paolo Liggeri. Quando le ho viste la prima volta, inaspettatamente, ho avuto una fitta al cuore: immagini ferme, dure, di una forza narrativa senza eguali. L’assenza del colore stride con la meravigliosa giornata di sole e luce che avevamo vissuto: questa è la battaglia quotidiana che viviamo a Napoli. Combattuti tra la  bellezza di un territorio unico al mondo ed un’inarrestabile deriva distruttiva di un popolo che questo territorio non lo difende, non lo preserva, non riesce a farlo suo.

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La storia ci racconta che siamo su uno dei pontili ferroviari dello stabilimento siderurgico ILVA (poi Italisider), insediato ad inizio ‘900 in uno dei panorami più belli della nostra città, tra l’isolotto di Nisida ed i Campi Flegrei.
L’industria ha spento da tempo i suoi caldi motori ma ha lasciato per sempre i suoi ricordi più amari.
Se su un muro leggi ❤ANTO, non è una dichiarazione d’amore, ma è per l’AMIANTO, ancora ben presente e radicato sotto i nostri piedi, nel terreno, nella sabbia, nelle acque del mare

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Parole come “bonifica”, “colmata” e “riqualificazione” son passate di moda ed ormai non le cerchiamo più, nemmeno su “Ruzzle”.

L’ironia della sorte parla di “Bagnoli Futura”, quando invece è  oramai “passata” e forse “trapassata” per sempre a miglior vita. Quando un popolo perde la speranza, i suoi figli lo rinnegheranno. E’ un debito morale che stiamo lasciando loro, ancor meno biodegradabile di una busta di plastica. Il ferro arrugginito, al sole, riesce ad essere anche bello, ma quando ci inciampi, rischi di morire. E noi rischiamo ogni giorno e non possiamo più permettercelo.

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Paolo mi ritrae senza preavviso. L’amicizia spesso non ha bisogno di parole, ma di solide basi, punti di vista differenti e voglia di scoprirsi. Anche la pancia, perché no! ☺

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Dopo la sbornia emotiva, usciamo dall’ovattata sfera di cristallo e continuiamo la nostra passeggiata. L’amplificatore della vita riprende a diffondere la sua musica avvolgente ed i rumori della città nuovamente si ascoltano in lontananza.
Costeggiamo Città della Scienza per dirigerci verso l’isolotto di Nisida.
Il tempo ora è tutto per noi. Uno scoglio ci abbraccia per la sosta di una birra. Le riflessioni urbane lasciano il posto a racconti più intimi. Parliamo di musica, di fotografia, di amori e di dolori.

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“A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?” [Eugene Smith]

 Paolo, grazie per questa indimenticabile seconda “promenade napoletaine”.A presto, con un nuovo  racconto in compagnia di un altro amico “flâneur”.

Michele Del Vecchio