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il meraviglioso mondo di Stefano

in viaggio verso Stefano

Il meraviglioso mondo di Stefano.

Il mio viaggio inizia qui: fermata Vanvitelli verso Piscinola, linea 1 della metropolitana di Napoli,  conosciuta nel mondo come metrò dell’arte ma da noi napoletani chiamata volgarmente metrò collinare. Anche in questo ci dobbiamo distinguere: una metropolitana “collinare”, quasi a rendere più bucolica nell’immaginario collettivo un’algida e comune visione di trasporti urbani.

Dalla borsa spunta una squadra di Subbuteo, anzi ’0 Subbutèo con l’accento sulla è, divertente retaggio lessicale infantile.

Stefano viene a prendermi al capolinea e mi porta a casa sua. Che sia un tipo sui generis, lo si capisce già dalla pulsantiera dell’ascensore. E lui -ovviamente- abita al sesto piano: l’omologazione non è nelle sue corde.
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L’idea di riprendere in mano il Subbuteo è nata su Facebook. Dopo aver pubblicato una foto di mio figlio, Stefano mi ha parlato della sua grande passione per il “calcio a punta di dito”.  E da qui subito la voglia di giocare. Non lo facevamo da oltre vent’anni.

Ma prima di giocare, Stefano mi presenta la deliziosa mamma, mi mostra i bellissimi lavori artistici del padre e -dulcis in fundo- mi fa entrare nel suo regno: la stanza!

Benvenuti nel Meraviglioso Mondo di Stefano.

Non c’è un angolo della camera che non abbia qualcosa da raccontare: dalle farfalle costruite e dipinte a mano alla collezione di dischi in vinile, dai Guerin Sportivo ai modellini di automobili, dai poster agli adesivi sui mobili.
Si, gli adesivi. Era bellissimo collezionarli, entrare nei negozi, chiedere se ne avevano, tornare a casa fiutandone l’inconfondibile odore ed immaginare di “attaccarli” sui mobili o sui vetri delle finestre per la gioia delle mamme. Loghi antichi, che rievocano marche indossate, vissute ed amate. Dai jeans a zampa di elefante (Dream jeans – bell bottom) alle salopette per sciare (Lafont), dalle t-shirt bianche (Fruit of the Loom) al completino di Björn  Borg  (Fila).

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Come un bambino giro per la stanza, tocco, guardo, spulcio, faccio domande.

Trovo questo stranissimo oggetto. Stefano, con calma anglosassone, lo prende e lo mette a suonare sul piatto Technics. La canzone è Blind in Texas degli WASP  (White Anglosaxon and Protestant)

“Questo pezzo non mi piace proprio, che ti credi. L’ho comprato perché mi piaceva la forma!” Ed un sorrise si apre e gli riempie il viso.

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E’ giunto il momento di giocare. Tiriamo fuori il campo di gioco, nascosto sotto il letto.
Lo portiamo in tinello, alziamo le gambe. Stefano prende i gioielli di famiglia, le squadre con i giocatori dipinti a mano.

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Mi racconta che da piccolo arrotondava dipingendoli anche per gli amici, 500 lire a squadra.
Siamo su livelli diversi, io ero e sono un amatore. Stefano è un virtuoso del Subbuteo. Con gesti posati e chirurgici passa la cera sotto i giocatori e spazzola il campo. Ma non c’è niente di superbo in quello che fa, i suoi sono meravigliosi riti pagani, una volta latenti, ora tornati in superficie. Io scelgo l’Aston Villa, lui l’Ajax, Non potrebbe essere altrimenti visto il poster di Johan Cruijff in camera. Sull’1-1 mi illudo, ma non c’è partita. Finisce 5-1 per lui.
Lo aiuto a chiudere il campo e mi riaccompagna al metrò.

E’ stato un intenso pomeriggio, con un bellissimo viaggio nel passato.

Stefano, grazie! :)

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Don Antonio – ‘o solachianiello ‘e via Bonito

 

“‘O Solachianiello è nu mestiere antico ‘e Napule. Isso accunciava scarpe e chianelle sgarrupate, ma nun era ‘nu vero e proprio scarparo, pecché nun sapeva fa ‘e scarpe nove sane sane.” 
http://nap.wikipedia.org/wiki/Solachianiello
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Per noi che viviamo a via Bonito, Don Antonio e la sua bottega di ciabattino sono da sempre un’istituzione. Appena entri c’è un divano che – di volta in volta – ospita persone (e personaggi) diversi: dal portinaio all’avvocato, dalla casalinga all’operaio, dalla dottoressa al tappezziere, in molti si fermano a chiacchierare mentre lui è all’opera.

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Quando varchi quella porta, il tempo sembra cristallizzarsi: vecchi arnesi, antichi odori di pellami, le bellissime macchine da cucire “Necchi” e “Pfaff” che tanta gola fanno agli amanti del modernariato ed un caos creativo degno di un quadro di Picasso. Poi ti giri, e vedi entrare una ventenne con un outfit all’ultima moda che ha portato per una “modifica” i sandali tacco 12 che finiranno immortalati nel suo “fashion blog”

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